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Mi sento come un sacco di vomito
Quando mi faccio la barba ho prurito sotto il mento. Tanto che vorrei urlare.
Penso andrò a correre, ho magiato troppo.
Ogni tanto mi piacerebbe qualcuno mi mandasse a fanculo, se sbaglio. Se so di aver sbagliato, mi aspetto che una stronza, un angelo senz'ali ma candido come una salvietta mi mandi a fare in culo, mi dia del figlio di puttana.
Voglio reazioni normali per dio. Niente, niente, solo maledetto servilismo.
Pongo un veto? Il paggio ascolta. Il paggio non mi ama, ha paura.
Odio questo, questo perchè odio i cani. Iniziativa, se ne hai di balle, non fedeltà.
Devo bere, per immaginarlo, un fanculo, sei un fottuto figlio di troia, che lo scroto ti imploda risucchiandoti la testa di cazzo, che ti si sventrino le budella, muori, devo bere, è assurdo, allora quando il cervello naviga nel seno del tuo sacco del vomito, al su e giù della sinusoide, che sembrano due belle tette, ricordi cosa hai di bello e cosa vorresti fosse e non è.
Non si può avere sempre ciò che si vuole, allora io mi porto sempre la macchinetta, una foto, di quando provo un'emozione cattiva, rabbiosa. Dicono sia meglio così, grazie Mark.
Merde, non mi va più di scrivere, vado a correre.
Madonna che prurito del cazzo.
C'è quella cosa nella vita che cerchi di continuo e non riesci mai a.
Tipo ascolti un pezzo degli eels e ti ritrovi a pensare bello questo passaggio com'è che il ritmo mi prende così, cerchi di ascoltarlo meglio spostando la barretta di winamp, rewind, ancora ma niente, non capisci, o quando provi a immaginare la morte, il tuo dopo è il nulla, una bara che vaga nello spazio a ritmo di daisies of the galaxy, milioni di persone che si muovono e vivono senza la tua presenza, senza la tua stessa coscienza, non stai nemmeno immaginando perchè, semplicemente, non ci sei. C'è un blocco, un limite invalicabile alt! e finita lì.
E' il non riesci.
Non riesci qui, non riesci a far stare in piedi i 20 cent o la duracell, non riesci a fotografare un abruzzi di Bresson, non ci riesci e vrrrrrrrrrrrzzzzzZ!, tac!, click!, bleah.
Non so. Così scuoti la testa, torni alle tue vecchie preziose cose, i tuoi due o tre scritti, le tue cartoline, le tue vecchie foto con le facce affabili dell'ohhhh, del uau, del bello quella volta è stato figo dovrei rifarlo, che è come la sabbia stretta nei pugni, la polvere.
E poi? Poi stai lì ebete, che hai voglia di uno stimolo, una chiacchierata, una pacca sulla spalla, un negroni.
Oppure fai di tutto per amare, di nuovo.
ho pensato che non fa male a nessuno che stia qui. un post all'anno, ma lo scriverò forse. rimando al link nel post precedente.
DEN?
Durante il viaggio in automobile i due interlocutori ebbero una rapida discussione sul possibile reciproco disagio che le loro situazioni imponevano, impongono, un po' mentendo l'uno, un po' esagerando l'altro, non necessariamente nei confronti del proprio amico.
Il chiacchiericcio del cuore sortisce spesso un effetto compromettente all'interno di un discorso, impone un certo disagio se non siamo pronti e capaci su un argomento che può spaventarci o coglierci in fallo: entrambi ne erano consapevoli, quindi il discorso si snodò attraverso una tratta dissestata, con l'unica accortezza di evitare buche e irregolarità quando possibile. In ogni caso, si trovarono segretamente d'accordo, nonostante fosse un po' come mangiare OGM.
"Allora lo hai finito quel post?"
"Si, cioè no, ma sono a buon punto"
"Che magari, all'ora in cui lo avrai terminato, quel post, sarà tardi"
"Tard..?"
"No no, non tardi, non è mai tardi.. Intendevo, magari sarà finito il tuo castello, l'andirivieni del tuo trasferirti verso il tuo sogno preferito, raggiunto così spesso che si, fa parte di te, che so, è il tuo braccio quando timbri il biglietto, in una di quelle vetuste macchinette gialle che pare debbano obliterarlo per sentirsi ancora lì, per recepire la gente considerarle per quei due-tre secondi, o la tua gamba quando sali sulla carrozza dove, chissà, altri l'hanno già fatto con il tuo intento, il tuo pensiero, la tua vena. Sai cosa intendo, quando vaghi per le vie sconnesse e ciotolate, scomode e tanto pittoresche, per i ponti, per le piazze, si.. Non so, forse il tuo vivere a volte, sbaglio?"
"Beh.."
"Sai, magari ti sei giocato troppo: un patrimonio di parole, opere, gesti, affetto che non sapevi mica fosse tanto, così tanto. Che magari dici Stop, in certi momenti, di quelli vuoti in cui non senti perchè, soprattutto, allora sembra tutto stupido, futile. Che oh, magari fai in tempo comunque.. poi lo ammetterai, è un po' trascendente l'icona PEX85.. cioè.."
"Non è quello, vedi.."
"Scusa, vedi, si, è che ti basterebbe immaginare una tinozza vecchio stile traboccante di gonfia e candida schiuma, imbottita di sali orientali, si, sai quella roba profumata che compri nelle erboristerie.. sognare di immergerti, partendo dai piedi, sensibili che sembrano pungere per il calore dell'acqua, piano piano evitando il rubinetto dorato, poggiare le mani sui bordi della vasca per arrivarci, si, fino a sentire il solletico sul collo.. che, alla fine, non ti sembra mai questo granchè, ti piace di più l'idea. O che so, un rifugio quota 2900 metri: via la giacca, scarponi slacciati e abbandonati, assi del pavimento cigolanti nel tuo lento e dinoccolato camminare sui piedi, ormai gonfi e stanchi, verso il bancone, come un ultimo sforzo per l'agognato piacere che alla fine sta tutto nella fatica, negli scricchiolii della sedia malandata e dello scoppiettio del fuoco. Fa da cornice ad una bollente tazza di cioccolata, coperta e camino a regalare torpore e luce soffusa, fuori dalla finestra foschia o neve: poi, sai, in quei momenti non ti importa in verità, perchè sei forte nel tuo castello di piaceri, dei segni del tuo benessere, così ti diletti ad appannare un vetro, disegni, scrivi, cancelli e ricominci come una lavagna."
"Va a momenti sai"
(l'altro, prepotente)
"O al mare, una spiaggia: si, una spiaggia, deserta, con palme alla tua destra, distesa marina dall'altra. Mentre passeggi sulla sabbia, affondi bene i piedi fino a sentire quella fredda e compatta, che ti serviva nella costruzione di piste per le tue biglie, guardi su e ecco un cielo stellato come non mai, alla ricerca della tua, di stella, sapendo che forse, se ci pensi, stai sbagliando direzione (ammiccando). Sennò, sai la classica collina a strapiombo sulla tua cara città? Luci tremolanti, di un ambiente che sovente riconosci solo per il suo grigiore, che si fondono con un sentore di aria leggera così raro nel tuo tran tran, allora carpe diem no? Respiri a pieni polmoni per una volta! Da sfondo, pulviscolo violaceo o arancio causa le grandi ciminiere che, nonostante tutto, aggiunge magia all'ambiente, così completi tutto con le caramelle appena comprate alla fiera, coccodrillini, stelle e girelle. Oppure un concerto? Del tuo gruppo preferito, che suona la TUA canzone, così lenta e dolce, quella che non puoi fare a meno di ascoltare, quella che ti ha accompagnato in ogni istante in vita."
"Credimi non penso si debba.."
"Credimi tu.. vabè, io faccio il romantico, ma questo è il senso della piacevolezza, della serenità, del momento perfetto, come lo immagini, come lo immaginano, generalmente, che magari tutto questo è anche snobbato, che non è più il piacere di molti, non so, che importa? Il fatto è che.."
"Il fatto è che se ci pensi non te ne può fregare di meno, se lei non c'è, di niente di questo."
Superano palazzetto e piscine, si tuffano nella nebbia di via Kennedy.
Questo è probabilmente l'ultimo intervento che dovrete sorbirvi.
Può essere divertente, fate un ultimo sforzo.
PREGO I POCHI CHE MI HANNO LINKATO DI DIROTTARE A QUESTO INDIRIZZO:
http://pex85.spaces.live.com/
L'importanza dei puntini
Ho ricevuto lamentele sul fatto che non scrivo più come una volta, poi vi ho fatto il romantico, che non è perfettamente in linea con il Pex che avete in mente, quindi presto Bob Marley verrà sacrificato sull'altare della demenza.
Per l'ennesima volta.
(in realtà, non me ne frega nulla delle lamentele, ma sono bene accette, anche se un po' poi ci penso, ma mi piace riceverle, nonostante me ne sbatta, però accetto le critiche, ma mi state sul cazzo)
Se c'è una cosa che ho sempre mal sopportato e somatizzato, che mi rende molto nervoso a livello un turco caffeinomane in astinenza, quella è il silenzio quando non dovrebbe esserci.
Sapete la situazione tipo, quando state tornando in macchina verso casa con gente poco conosciuta salvo un vostro amico, e impera uno stato vegetativo generale invece di un'animata discussione su sesso, alcolici, droghe, automobili o politica.
L'idea è quella di aprire bocca e buttare lì un argomento, ma il dannato cervello non riesce a sputare nulla di buono, quindi vi affidate al vostro proverbile sesto chakra e ve la giocate sull'istinto, sparando un nome a caso tra le amebe sedute sul divano posteriore della macchina.
Il problema è che, come ben sapete, la mia memoria è uno scolapasta, il che crea qualche disguido a livello sociale e relazionale:
Pex: Hahaha si, come quella volta che ero con una e abbiamo schernito un certo Erik.. non ricordo cosa facesse di cognome, tipo Bacchi..
NuovoArrivato: .. ah.. si eh? (annuendo)
Pex: Si si, occhi azzurri e sempre un cappello in testa, praticamente non si capiva che in realtà i capelli erano rossi e..
(Erik toglie il cappello)
Pex: Senti, Francesco, m'han detto che..
Franco: Franco.
Pex: Si certo! Mi hanno detto, non ricordo chi, che hai preso la macchina nuova e..
Franco: L'ho distrutta ieri, per questo stasera...
Pex: ...Ah. Mi spiace.. Chissa chi mi ha det..
Franco: Lascia. Sono stato io a dirtelo, circa 20 minuti fa.
Pex: Allora, Claudia, il compleanno, quando lo festeggi?
Claudia: Stasera.
Mi sono fatto una ragione di tutto questo, la cosa è perfettamente normale, non tutti hanno voglia di essere ammorbati con una discussione sugli Orsi del Kispios o peggio sul loro promotore alle tre di notte, quindi ho deciso di regolarmi, evitando abilmente gaffes imbarazzanti.
Il difficile del raggiungere questo status stoico e indifferente, sta nel fatto di imparare ad apprezzare il silenzio, come forma di riposo mentale, ascolto di suoni e rumori che di solito non udiamo (per esempio, il semiasse della macchina che sta per spezzarsi o gli ultimi neuroni che partono verso lidi più popolati).
Io ci ho provato, si, con il mio amico Bruno: è un tipo piuttosto irsuto, non parla molto ma ascolta.
Pex: Hei
Bruno: ...
Pex: Buonasera eh?
Bruno: ...
Pex: Loquace come al solito.
Bruno: ...
Pex: Vuoi sapere come è andata vero?
Bruno: ...
Pex: Beh, non ci è stata a 'sto giro.
Bruno: ...
Pex: Stai forse ridendo?
Bruno: ...
Pex: No scusa, sono un po' provato sai, i due di picche.. ma tu capisci.. cosa consigli?
Bruno: ...
Pex: Si, hai ragione, devo non farmi sentire per un po'. Sei molto saggio.
Bruno: ...
Pex: Lo sai eh? Si.. Ora vado a letto..
Bruno: ...
Pex: Buonanotte.
Bruno: Buonanotte sfigato.
Pex: ..!?
Bruno è un peluche.